Arbitrarietà
Assenza di un legame naturale necessario tra significante e significato. Non equivale a scelta individuale casuale: il legame è stabilizzato socialmente. Vedi Saussure.
Definizioni in relazione
I termini fondamentali, definiti nel loro contesto. Ogni voce indica il problema a cui risponde e il capitolo in cui entra in funzione.
Assenza di un legame naturale necessario tra significante e significato. Non equivale a scelta individuale casuale: il legame è stabilizzato socialmente. Vedi Saussure.
Ruolo narrativo astratto definito da una relazione: Soggetto, Oggetto, Destinante, Destinatario, Aiutante, Opponente. Non coincide con un personaggio. Vedi Greimas.
Prova che sostituisce un elemento su un piano e verifica una differenza correlata sull’altro. Distingue invarianti e varianti. Vedi Hjelmslev.
Secondo sistema in cui una semiotica già completa funziona come piano dell’espressione. Registro, accento o stile possono esprimere contenuti sociali ulteriori.
Uno dei due piani della funzione segnica in Hjelmslev. Possiede una forma e una sostanza. Non coincide semplicemente con il referente o con un pensiero privato.
Punto di vista che studia mutamenti e successioni nel tempo. Si distingue dalla sincronìa, senza essere meno scientifico o meno importante.
In Eco, modello aperto della competenza culturale in cui i segni si interpretano attraverso altri segni, pratiche e contesti. Si oppone al dizionario come inventario finito.
Piano che entra in funzione con il contenuto. Comprende una forma e una sostanza e può manifestarsi in materiali fonici, grafici, gestuali o visivi.
Ricostruzione logica e cronologica degli eventi narrati. Si distingue dall’intreccio, cioè dal modo in cui il testo dispone quegli eventi.
Disciplina che studia i testi nella loro storia materiale e linguistica, ne ricostruisce la trasmissione e cerca di stabilirne una forma criticamente attendibile. È il terreno scientifico da cui proviene molta linguistica ottocentesca. Vedi Prima della struttura.
Componenti non segnici che concorrono a costruire segni. I fonemi sono figure dell’espressione: distinguono, ma non hanno un contenuto isolato.
Unità fonologica definita dalla funzione distintiva e dalle opposizioni nel sistema, non soltanto dalle proprietà fisiche del suono.
Studio dei suoni linguistici come fenomeni fisici e articolatori: come vengono prodotti, trasmessi e percepiti. La Scuola di Praga la distingue dalla fonologia.
Studio dei suoni dal punto di vista della loro funzione distintiva in una lingua. Non considera ogni differenza acustica, ma quelle pertinenti per il sistema. Vedi Praga e il formalismo.
Interdipendenza tra il piano dell’espressione e il piano del contenuto. Nessuno dei due è definibile come tale senza l’altro.
Termine che entra in una funzione, cioè in una dipendenza. La nozione sottolinea che l’elemento è definito dalla relazione.
Teoria del linguaggio elaborata da Hjelmslev e Uldall. Mira a una descrizione formale, immanente e generale delle dipendenze semiotiche.
In Peirce, segno che rinvia al proprio oggetto grazie a qualità che possiede e che possono essere riconosciute anche nell’oggetto: soprattutto una somiglianza di aspetto, struttura o relazioni. Un ritratto, una carta geografica e un diagramma sono iconici in modi diversi. L’icona non è una semplice “immagine”: anche una formula può esserlo quando riproduce relazioni del fenomeno descritto. Vedi La via di Peirce.
Principio per cui l’analisi descrive anzitutto le dipendenze interne al proprio oggetto, senza ricorrere subito a spiegazioni psicologiche, sociologiche o referenziali.
In Peirce, segno connesso al proprio oggetto da un rapporto effettivo di contiguità, dipendenza o causalità. Il fumo è indice del fuoco; un’impronta rimanda a ciò che l’ha prodotta; un dito puntato orienta verso una presenza. L’indice attira l’attenzione su un oggetto o una situazione concreta: non opera anzitutto per somiglianza né soltanto per convenzione. Vedi La via di Peirce.
Organizzazione testuale degli eventi: ordine, durata, ripetizione, omissione. Può trasformare in molti modi la stessa fabula.
Per Saussure, sistema sociale condiviso di differenze e regole, distinto dagli atti individuali di parole.
Studio delle parentele tra lingue e delle loro trasformazioni nel tempo attraverso confronti sistematici. Ricostruisce forme non documentate e regolarità del mutamento. Vedi La linguistica comparativa.
Continuum non ancora formato da una semiotica, chiamato anche purport. Diventa sostanza quando viene assunto da una forma.
Semiotica il cui piano del contenuto è a sua volta una semiotica. Una teoria che descrive una lingua costruisce un metalinguaggio.
Grande unità costitutiva individuata nell’analisi strutturale del mito. Acquista valore attraverso i rapporti con altri mitemi e attraverso le trasformazioni tra diverse versioni. Vedi Lévi-Strauss.
Scuola linguistica formatasi a Lipsia nella seconda metà dell’Ottocento. Sostenne la regolarità delle leggi fonetiche e rafforzò il metodo storico-comparativo nel quale si formò anche Saussure.
Relazione differenziale tra elementi di un sistema. In fonologia è pertinente quando permette di distinguere contenuti; nella semiotica strutturale può organizzare categorie semantiche e narrative.
Classe di elementi alternativi che possono occupare una posizione nel processo. È organizzata da correlazioni del tipo “o...o”.
Atti individuali e concreti di uso della lingua. Realizzano il sistema e costituiscono anche il luogo della variazione.
Criterio che seleziona le differenze rilevanti per il problema e il sistema analizzati. Non ogni differenza fisica produce una differenza semiotica.
In Hjelmslev, catena realizzata di elementi coesistenti. Corrisponde all’asse sintagmatico e presuppone un sistema di alternative.
Modello che articola una categoria attraverso relazioni di contrarietà, contraddizione e implicazione. Non genera contenuti senza un’analisi precedente.
Tratto differenziale del contenuto nella semantica strutturale di Greimas. È un’unità del modello, non una particella naturale del pensiero.
Qualcosa che produce significazione entro una relazione. In Saussure unisce significante e significato; in Peirce mette in rapporto segno, oggetto e interpretante; in Hjelmslev dipende dalla funzione tra espressione e contenuto.
Nome usato da Saussure per la scienza della vita dei segni nella società. La tradizione francese lo manterrà accanto a “semiotica”.
Processo attraverso cui un segno determina un interpretante che può funzionare come nuovo segno. È centrale nella genealogia peirciana.
Campo di studi che indaga segni, sistemi e processi di significazione. Comprende tradizioni differenti: la via strutturale derivata da Saussure e Hjelmslev e la via interpretativa derivata da Peirce.
Immagine acustica, o faccia espressiva, del segno saussuriano. Non è la cosa esterna né il semplice suono fisico.
Concetto, o faccia di contenuto, del segno saussuriano. Riceve il proprio valore dalle differenze nel sistema.
In Peirce, segno che rinvia al proprio oggetto attraverso una regola, un’abitudine interpretativa o una convenzione appresa. Le parole di una lingua, i numeri e molti emblemi sono simboli: funzionano perché una comunità conosce il codice che ne regola l’uso. “Simbolo” non significa qui immagine misteriosa o allegorica. Inoltre un segno concreto può operare insieme come simbolo, icona e indice: una fotografia d’identità, per esempio, somiglia al soggetto, deriva dalla sua presenza davanti all’obiettivo e vale entro pratiche convenzionali. Vedi La via di Peirce.
Punto di vista che descrive le relazioni di un sistema in uno stato dato, astraendo provvisoriamente dalla sua evoluzione.
Combinazione di elementi co-presenti in una catena. Le unità vi ricevono valore anche dalla posizione e dai rapporti con ciò che le precede o segue.
Insieme strutturato di correlazioni e possibilità alternative presupposto dal processo. Un elemento vale per le relazioni che intrattiene.
Procedimento, teorizzato da Šklovskij, che sottrae l’oggetto alla percezione automatica e rende il vedere più lungo e difficile.
Totalità organizzata di relazioni in cui gli elementi ricevono valore dalla posizione e dalle differenze reciproche. Non è una forma visibile già data, ma un modello costruito dall’analisi.
Famiglia di programmi che privilegiano le relazioni rispetto agli elementi isolati, cercano differenze pertinenti e distinguono livelli di organizzazione. Non costituisce una dottrina unica. Vedi Che cosa resta dello strutturalismo.