La fondazione linguistica

Saussure e il sistema

Il segno non unisce una parola a una cosa. Unisce due facce psichiche e riceve il proprio valore dalle differenze che lo circondano.

Un libro che Saussure non scrisse

Il Corso di linguistica generale esce nel 1916, tre anni dopo la morte di Ferdinand de Saussure. Charles Bally e Albert Sechehaye lo costruiscono a partire dagli appunti degli studenti e da materiali manoscritti. Questo fatto non toglie importanza all’opera, ma invita alla prudenza: il Cours è una ricostruzione editoriale di un insegnamento, non un trattato consegnato dall’autore nella sua forma finale.[2]

Tullio De Mauro, nell’edizione italiana commentata, ha mostrato quanto sia utile leggere Saussure contro le formule troppo scolastiche. Molte opposizioni del Cours non separano regioni chiuse. Servono a stabilire punti di vista e livelli dell’analisi.

La linguistica costruisce il proprio oggetto

Il linguaggio umano si presenta come un insieme eterogeneo: suoni, concetti, organi fonatori, atti individuali, norme collettive, storia. Se si tenta di studiare tutto nello stesso momento, l’oggetto si dissolve. Saussure propone allora di assumere la langue come norma delle altre manifestazioni.

LangueParole
Sistema sociale di regole e differenze condivise.Atti concreti con cui i parlanti usano il sistema.
Non appartiene per intero a nessun individuo.Include scelte, esitazioni, esecuzioni foniche.
È l’oggetto specifico scelto dalla linguistica.È il luogo in cui il sistema si realizza e cambia.

La distinzione non dice che la parola sia irrilevante. Dice che per descrivere una regolarità occorre astrarla dalla varietà delle esecuzioni. La lingua, a sua volta, non esiste in un luogo separato: vive negli usi, ma non coincide con nessuno di essi.

Le due facce del segno

Il segno linguistico unisce un significante e un significato. Il primo non è il suono fisico che attraversa l’aria, ma l’immagine acustica, la traccia psichica del suono. Il secondo non è la cosa esterna, ma il concetto. Per questo il celebre schema non va letto come “parola più oggetto”.

segno = significante ↔ significato

Il legame tra le due facce è arbitrario. Non esiste una ragione naturale per cui la sequenza fonica italiana /kane/ debba esprimere il concetto di cane. Lingue diverse segmentano e denominano l’esperienza in modi diversi.

Arbitrario non significa casuale

Il parlante non sceglie liberamente il significante. Il legame è immotivato rispetto alla natura dell’oggetto, ma è stabilizzato dalla convenzione sociale.

Anche le onomatopee non annullano il principio. Il canto del gallo diventa chicchirichì in italiano e cock-a-doodle-doo in inglese. La somiglianza sonora è già filtrata dal sistema fonologico della lingua.

Il valore: il punto più radicale

La teoria del valore va oltre la teoria del segno. Un’unità linguistica non possiede un contenuto positivo e completo prima di entrare nel sistema. Vale per ciò che non è. Pecora, montone, agnello e l’inglese sheep non ricoprono lo stesso campo nello stesso modo. Le lingue non applicano etichette diverse a una griglia concettuale già pronta.

Un esempio monetario aiuta. Il valore di una moneta dipende sia da ciò con cui può essere scambiata, sia dal suo rapporto con le altre monete dello stesso sistema. Allo stesso modo, una parola entra in rapporti con significati e con altre unità linguistiche.

La scacchiera

Se una torre viene sostituita con un oggetto qualsiasi, purché i giocatori gli attribuiscano la funzione di torre, la partita può continuare. La materia del pezzo è secondaria rispetto al posto e alle regole di movimento. L’analogia illumina il carattere relazionale del valore.

Qui si trova il gesto che Hjelmslev porterà alle estreme conseguenze: gli elementi non precedono le relazioni. Sono riconoscibili attraverso le relazioni.

I due assi delle relazioni

Le unità linguistiche intrattengono due grandi tipi di rapporto. Nel discorso, si combinano in sequenza: “questa casa bianca” ordina elementi che non possono occupare tutti lo stesso posto. È l’asse sintagmatico. Fuori dal discorso, ogni elemento richiama altri elementi sostituibili o associati: casa, villa, abitazione; bianca, grande, vuota. È l’asse che la tradizione successiva chiamerà paradigmatico.

asse paradigmatico ↓
questa casa bianca → asse sintagmatico
una villa grande
quella stanza vuota

La distinzione prepara la coppia sistema e processo di Hjelmslev. Prepara anche la fonologia di Praga: un suono linguistico sarà identificato attraverso opposizioni e possibilità di sostituzione.

Dalla linguistica alla semiologia

Saussure immagina una scienza che studi “la vita dei segni nel quadro della vita sociale”. La chiama semiologia. La linguistica ne sarebbe una parte e potrebbe offrire un modello per studiare altri sistemi: scrittura, gesti rituali, segnali.

Il progetto rimane nel Cours più annunciato che realizzato. Saranno Barthes, Lévi-Strauss e Greimas a trasferire e trasformare gli strumenti linguistici. Prima, però, occorre capire come il Circolo di Praga rende operativo il principio della differenza.