Due ambienti, molte circolazioni
Tra gli anni Dieci e Trenta del Novecento, Mosca, San Pietroburgo e Praga formano una rete intellettuale mobile. Il Circolo linguistico di Mosca e l’OPOJAZ studiano il linguaggio poetico. Roman Jakobson partecipa al primo, poi si trasferisce a Praga. Nikolaj Trubeckoj lavora a Vienna ma collabora con il nuovo Circolo. Idee nate nello studio della poesia entrano nella fonologia, e strumenti linguistici tornano verso la letteratura.
Non esiste quindi una linea semplice da Saussure a Praga. Esistono letture, traduzioni, problemi comuni e differenze. Il programma del Circolo di Praga, presentato nelle tesi del 1929, definisce la lingua come un sistema di mezzi espressivi appropriati a uno scopo. È strutturale e funzionale insieme.[3]
Il Circolo linguistico di Praga
Fondato nel 1926 attorno a Vilém Mathesius, il Circolo riunisce linguisti e studiosi della letteratura. La sua importanza dipende anche dalla capacità di collegare livelli diversi: fonologia, morfologia, sintassi, lingua standard, poetica, teatro. L’unità del programma non deriva da un unico oggetto, ma da un modo di descrivere le relazioni.
Una struttura non è un inventario. Elencare i suoni presenti in una lingua non basta. Occorre stabilire quali differenze svolgano una funzione distintiva e come ciascuna opposizione si collochi nell’intero sistema.
La prova decisiva della fonologia
In italiano, pane e cane differiscono per un solo tratto nella posizione iniziale. La sostituzione di /p/ con /k/ cambia il significato della parola. La differenza è dunque pertinente. In altre situazioni, due realizzazioni fonetiche possono variare senza distinguere parole: saranno varianti, non fonemi autonomi.
Sostituisci un elemento sul piano dell’espressione. Se cambia anche il piano del contenuto, hai individuato una differenza pertinente. La procedura verrà formalizzata nella glossematica di Hjelmslev.
Trubeckoj distingue la fonetica, che studia i suoni come fatti fisici, dalla fonologia, che studia la loro funzione nel sistema. Il fonema non è un suono ideale conservato nella mente. È un fascio di proprietà distintive, identificabile attraverso le opposizioni che intrattiene.
Jakobson sviluppa il metodo dei tratti distintivi e cerca opposizioni più elementari. La descrizione non procede più da unità positive verso i rapporti. Procede dai rapporti verso le unità.
Struttura e funzione
La Scuola di Praga non chiude la lingua in un’autonomia assoluta. Chiede a che cosa servano le forme in un sistema di comunicazione. Le funzioni possono riguardare l’organizzazione dell’enunciato, la norma letteraria, il rapporto tra lingua comune e lingua poetica.
Nel celebre modello della comunicazione, formulato più tardi, Jakobson collegherà sei fattori a sei funzioni: emotiva, conativa, referenziale, fàtica, metalinguistica e poetica. La funzione poetica porta l’attenzione sul messaggio stesso e proietta il principio di equivalenza dall’asse della selezione a quello della combinazione. Non significa che ogni poesia parli soltanto di sé. Significa che parallelismi, ricorrenze e somiglianze diventano costitutivi dell’enunciato.
Praga tende a integrare struttura e funzione. Hjelmslev punterà invece a una teoria immanente che descriva anzitutto le dipendenze interne. I due programmi sono vicini, non identici.
Il formalismo russo
I formalisti vogliono definire ciò che fa di un testo un’opera letteraria. Viktor Šklovskij parla di straniamento: l’arte sottrae gli oggetti all’automatismo della percezione, rende difficile e prolungato il vedere. Boris Ejchenbaum e Jurij Tynjanov studiano i procedimenti e la trasformazione dei sistemi letterari.
Il termine “formalismo” nasce anche come etichetta polemica. Non indica un disinteresse ingenuo per ogni contenuto. Indica il tentativo di spiegare come i materiali vengano organizzati e quale funzione assuma un procedimento nell’opera e nella storia letteraria.
La distinzione tra fabula e intreccio rende visibile il metodo. Gli stessi eventi possono essere raccontati in ordine cronologico, iniziando dalla fine o alternando linee temporali. La materia degli eventi non coincide con la forma della loro presentazione.
Propp: cercare l’invariante nel racconto
Nel 1928 Vladimir Propp pubblica Morfologia della fiaba. Analizzando un corpus di fiabe russe di magia, nota che personaggi molto diversi compiono azioni comparabili. Un re consegna un oggetto all’eroe, un animale gli offre un aiuto, una vecchia gli dona un mezzo magico. Cambiano le figure, resta la funzione narrativa.
Propp definisce la funzione come l’azione di un personaggio considerata dal punto di vista del suo significato nello svolgimento dell’intreccio. Ne individua trentuno, non tutte presenti in ogni fiaba, ma disposte in un ordine stabile.[4]
| Livello variabile | Livello relativamente costante |
|---|---|
| Re, drago, matrigna, lupo, oggetto magico. | Divieto, infrazione, danneggiamento, prova, aiuto, lotta, ritorno. |
| Nome e attributi dei personaggi. | Funzione nell’avanzamento del racconto. |
Propp non costruisce ancora una semiotica generale. Offre però un’idea destinata a Greimas: sotto la varietà delle figure può esistere un numero più ridotto di relazioni narrative. Lévi-Strauss criticherà l’eccessiva linearità del modello e proporrà una lettura paradigmatica del mito. La tensione tra successione e sistema accompagnerà tutta la semiotica strutturale.